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I ventitre giorni della città di Alba

Analisi delle opere di Beppe Fenoglio

La pubblicazione nel 1952 de I ventitre giorni della città di Alba segna l’esordio letterario di Beppe Fenoglio.
L’opera comprende dodici racconti: sei di vita partigiana e sei di ambiente contadino.
Il primo, che dà il titolo al libro, narra l’episodio della conquista di Alba, compiuta dai partigiani il 10 ottobre 1944.
Le vicende si susseguono rapide: Fenoglio registra gli avvenimenti quasi con distacco, fermandosi solo, di tanto in tanto, a colorire una descrizione, a definire un carattere o un rapporto umano.
La partecipazione emotiva dello scrittore traspare soprattutto nelle immagini della natura: la pioggia sottolinea il ritmo della narrazione; il fango lievita minaccioso, ed il Tanaro, imponente come un dio pagano, domina lo scenario apocalittico ed annuncia la disfatta.
La liberazione di Alba dura soltanto ventitré giorni: la città è riconquistata dai fascisti il 2 novembre 1944.
Mentre i nemici, con arroganza, suonano le campane per celebrare la vittoria, i partigiani, dopo un ultimo sguardo alla città sofferente, risalgono sulle colline delle Langhe.
La pubblicazione de I ventitre giorni della città di Alba suscitò in alcuni critici una reazione negativa, di sconcerto e disagio. L’assoluta mancanza di retorica nel racconto è interpretata come dissacrazione della Resistenza.
Sarà tardivo il riconoscimento unanime del valore morale della cronaca oggettiva dell’episodio, narrato da Fenoglio con uno stile scarno e misurato, ma ricco di nuove potenzialità espressive, che suggeriscono al lettore l’orgoglio per le azioni coraggiose dei personaggi e l’umana pietà per le loro debolezze.

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