GALLINA Oreste

1898 - 1985 Poeta dialettale

Oreste Gallina di Felice e Secondina Montaldo nacque a Mango, nelle Langhe, il 24 gennaio 1898. Sì diplomò al Liceo classico di Alba e fu combattente col grado di ufficiale in zona di guerra nel 1918-19.
Si iscrisse all’Università di Torino nel 1920 e si laureò nel luglio 1923, illustrando il poema del “Buen Amor” dell’arcipreste de Hita, poeta spagnolo del 1200. Nello stesso anno della Laurea iniziò la sua carriera scolastica presso la Scuola Complementare Regina Elena di Torino. Coniugatosi nel 1927, si iscrisse alla Facoltà di Farmacia che abbandonò nel 1929 con l’intenzione di riprendere l’insegnamento nelle scuole statali, ma sui suoi progetti pesava l’accusa di antifascismo. Ripiegò presso l’Istituto privato di Borgomanero dove insegnò Lettere negli anni 1930-31, con ore aggiunte alla Regia Scuola di Avviamento. Penalizzato dall’accusa di attività antifascista, dal 1931 al 1937 insegnò al Ginnasio pareggiato di Arona in qualità di supplente e di vincitore di regolare concorso.
Richiamato più volte alle armi, fu in servizio con i gradi di capitano di complemento sul fronte francese, su quello jugoslavo con la divisione Macerata ed in Croazia nei giorni dello sbandamento dell’otto settembre 1943. Sfuggito alla cattura dei tedeschi raggiunse Mango a piedi e non si presentò ad alcun bando nazifascista, rinunciando ad insegnare. A partire dal 1943 collaborò col movimento partigiano e, catturato nel maggio 1944 dai nazifascisti, fu prigioniero nelle carceri di Canelli e poi di Asti. Dopo venti giorni di prigionia accettò di prestare giuramento alla Repubblica di Salò per evitare di essere internato in Germania, ma riprese i contatti con la Resistenza, collaborando con la formazione G.L. e partecipando così alla lotta di liberazione fino al 30 aprile 1945.
Dopo un anno di aspettativa per motivi di famiglia nell’ottobre del 1946 riprese l’insegnamento presso la stessa scuola pareggiata di Arona dove, nel 1957, vinse il Concorso a Preside e rimase in attività fino al pensionamento avvenuto nel 1968.
E’ considerato uno dei più importanti autori in piemontese; esordì nel 1929 pubblicando i versi dialettali “Freidolin-e”, ma la prima opera che lo fece conoscere al grande pubblico e ne decretò il successo poetico è la raccolta “Canta, Pero” del 1936.
Non è Péro, scrive Gallina, il contadino che troppo spesso fu rappresentato in teatri cittadini sempre buffo con la faccia rubiconda e il ventre obeso, goffamente ingenuo, e con gli occhi in eterno luccicanti per gli effluvi del vino.
Péro è il contadino delle Langhe: quella catena principale che da Montezemolo digrada a Mango e tende le sue diramazioni verso Alba e il Tanaro.
Péro è così rimasto, nell’animo, quello che erano tutti i contadini degli anni cinquanta. Nell’animo, dico, perché anche nelle Langhe vi fu quel miglioramento economico che li indusse a trattarsi meno parcamente.
Queste poesie rievocano la grande migrazione del primo dopoguerra dalle Langhe alla città di Torino e successivamente quella dalle Langhe ad Alba con la nascita delle grandi industrie albesi; ma possono anche essere riferite alle grandi migrazioni dal meridione al Piemonte.
Nel 1946, subito dopo la guerra, pubblicò “Pare e fieul” e nel 1968 “Mia tera”.
Nel 1971 una scelta di poesie fu pubblicata con il titolo “Arie langarole” a cura dell’Ente Provinciale per il Turismo di Cuneo.
Nel 1975, presso l’editore Viglongo pubblicò “La Trifola”, poemetto didascalico in versi piemontesi tratto dalla traduzione del testo latino di Gian Bernardo Vigo, nato nel 1718 e con alcuni versi suoi aggiunti.
Negli anni Settanta “La Bilancia” pubblicò, di Oreste Gallina, la raccolta “Cenere calda”, raccolta di racconti e poesie in lingua e dialetti.
Legato da fraterna amicizia a Guido Sacerdote ebbe modo di conoscere e apprezzare personalmente Beppe Fenoglio a cui dedicò un sonetto dopo aver ascoltato la commemorazione dello scrittore albese tenuta dall’avvocato Paolo Frau nella sala consiliare del comune di Alba.
Oreste Gallina è stato anche autore teatrale: un suo dramma in tre atti, dal titolo “Tempesta” è stato rappresentato per la prima volta in Torino nel 1930. Ha tradotto dal latino le egloghe di Virgilio e le elegie di Tibullo, volgendo in piemontese anche alcuni canti dell’inferno dantesco.
Premiato in più occasioni come autore in lingua piemontese, ha collaborato con periodici e riviste ed è stato tra i fondatori del movimento dei Brandé nel 1927.
Morì nel 1985.

Il Centro Studi "Beppe Fenoglio" ha proposto all’Amministrazione comunale di Alba l'intitolazione di una via che è stata a lui intitolata il 30 aprile 2013 con delibera n. 155.

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