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RAVINA Iacopo Amedeo

1788 - 1857 Scrittore - deputato di Alba

Amedeo Ravina nacque a Gottasecca, paese delle Langhe albesi; studiò Legge a Torino e seguì i corsi di Filosofia, laureandosi in Diritto.
Tenace assertore del progresso e delle riforme dello Stato, fu molto apprezzato da Vittorio Emanuele I, che lo volle suo consigliere. Nominato Sottosegretario di Stato per gli Affari Esteri, entrò in contatto con Santorre di Santarosa e con i rappresentanti dei moti rivoluzionari del marzo del 1821, unendosi ai Federati piemontesi ed agli studenti che da Alessandria marciavano su Torino chiedendo al Re la Costituzione ed inalberando il tricolore. I rivoltosi furono incoraggiati dal Ravina che teneva loro discorsi lungo il cammino magnificando l'impresa iniziata. Era l'anno in cui il Manzoni scriveva l'ode patriottica Marzo 1821 ed il Ravina pubblicava i Canti Italici che, scritti nell'ottobre dell'anno precedente e divulgati manoscritti, gli procurarono la condanna a morte per cui venne impiccato, fortunatamente solo in effige, mentre il Ravina prendeva la via dell'esilio per la Spagna, infatti, dopo il fallimento del tentativo rivoluzionario, il poeta fuggì travestito a Savona ed a Genova.
In terra spagnola combattè a fianco dei costituzionali, emigrando successivamente in Inghilterra, ove conobbe Ugo Foscolo, riprese i contatti con Santorre di Santarosa e con altri fuggiaschi italiani, tra cui Collegno, Rossetti e Berchet.
Nel 1830 accorse a Parigi per combattere sulle barricate durante la Rivoluzione di luglio.
Rientrò definitivamente in Italia nel 1840 quando, essendo cambiato il clima politico, tutti gli esiliati poterono usufruire di una amnistia; stabilitosi a Torino, nel 1848, con la concessione dello Statuto albertino e le prime elezioni del Parlamento subalpino, fu eletto Deputato per il Collegio elettorale di Alba, ove venne rieletto per altre cinque volte, rappresentando la città di Alba al Parlamento per 9 anni.
Sotto il Ministero Gioberti ottenne la nomina a Consigliere di Stato, equivalente oggi alla carica di Sottosegretario, nomina che gli venne revocata per un violento discorso pronunziato in Parlamento contro il progetto di legge presentato dal parlamentare Galvagno nel 1852, progetto fortemente limitativo di tale libertà e che sottoponeva praticamente ogni giornale ad una forma di censura preventiva.
Amedeo Ravina fu quindi poeta e soldato, oratore e publicista, parlamentare dal forte impegno nella difesa dei diritti e della libertà. Si inserisce nella storia della letteratura italiana del periodo Risorgimentale con il suo poemetto in terzine diviso in tre canti di complessivi 519 versi, I canti italici. Nella struttura e nella forma, l'opera si colloca nella scia del classicismo montiano, con reminiscenze letterarie derivate da Dante, Petrarca ed Alfieri. Questa sua opera poetica non ebbe però né la perizia stilistica, né la potenza fantastica di altri autori, rappresentano più che un'opera poetica un esempio di letteratura pratica, rivolta più alla persuasione ed all'azione e per le sue idee manifestate nei versi fu condannato a morte, anche perché letterariamente l'opera non era di per sé difendibile.
Tuttavia la sua convinta adesione ai principi di libertà e democrazia, che aveva potuto sperimentare e conoscere in Inghilterra, per la sua azione di combattente, ovunque fosse in gioco la libertà dei popoli e la sua appassionante difesa in Parlamento dei diritti e delle libertà dei cittadini, ne fanno un personaggio risorgimentale di notevole interesse sicuramente da ricordare.
Il 23 settembre del 1900 gli venne eretto nel suo paese natale di Gottasecca, un monumento con epigrafi dettate dall'onorevole Tancredi Galimberti.
Ad Alba è ricordato da una lastra in marmo sistemata nell'atrio del Ginnasio Liceo Govone, con un'epigrafe dettata da Lorenzo Valerio.

Bibliografia

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