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Monumento Albese ai caduti

Alba, Giardini di via Roma

L'epoca successiva al primo conflitto mondiale fu contraddistinta dal fiorire di numerosi monumenti, ogni città d'Italia non mancò di commissionare una grande opera in ricordo dei morti di guerra. Tra il 1915 e il 1918 sorgono in maniera capillare migliaia di cippi, targhe, monumenti, quali segno di riconoscenza per i milioni di vittime, civili e militari, caduti per conseguire la libertà della patria. Anche Alba nel 1924 fa realizzare allo scultore torinese Arturo Stagliano il suo monumento. L'opera viene inaugurata nell'attuale piazza Savona alla presenza di Adalberto di Savoia, ma nel 1929 è definitivamente spostata nei giardini pubblici di via Roma, per fare spazio ad un'altra opera di Stagliano il monumento equestre al Generale Giuseppe Govone.
Su un alto basamento marmoreo che reca su un lato la scritta Ai suoi caduti, decorata da motivo di foggia neoclassica e sugli altri tre lati gli elenchi dei nomi dei cittadini morti in guerra, si erge il gruppo scultoreo raffigurante tre uomini, colti in diverse posizioni. Uno si erge in piedi, con sguardo fiero pare sventolare nella mano destra un drappo, che si evolve in un motivo decorativo ampio e sinuoso, ai suoi piedi giace di schiena un uomo accasciato sotto il peso del dolore ed infine il terzo è ritratto di profilo inginocchiato dietro al primo. I corpi muscolosi e ben delineati delle figure michelangiolesche, a tratti paiono scomparire nella materia grezza del marmo non levigato. L'autore adotta la tecnica del non finito, soprattutto nella parte bassa, nascondendo alcune zone del corpo dietro la massa del marmo rude. Interessante il particolare del piede dell'uomo in ginocchio, che sbuca dietro il blocco di marmo non scolpito, che si frappone al posto del polpaccio.
In questa opera lo scultore vuole commemorare l'eroismo di coloro che nella sofferenza e con la più estrema fatica hanno contribuito alla libertà comune e sono morti nel raggiungimento del Bene della patria. Nel complesso il monumento si dispiega come gioco armonioso di curve, di linee sinuose, la disposizione dei tre corpi è decorativa, essi formano altrettante direttrici che guidano lo sguardo di chi osserva non in un unico punto di vista, ma costringendolo a girare attorno all'opera, che deve essere percorsa fisicamente, oltre che visivamente, per venire osservata nella sua totalità.
Lo scultore Arturo Stagliano nasce a Guglionesi (Campobasso) e giovanissimo si trasferisce a Napoli, dove frequenta l'Istituto di Belle Arti, quale allievo del maestro Domenico Morelli.
Dal 1900 al 1904 risiede a Capri, dove al Caffè Morgano incontra lo scultore Leonardo Bistolfi, che soleva trascorrere il periodo estivo nell'isola. Dalla sua frequentazione sboccerà la passione per la scultura, cui Stagliano comincerà a dedicarsi nel 1904, abbandonando definitivamente la pittura. Poco dopo si trasferisce a Torino per lavorare nell'atelier di Bistolfi, col quale collabora fino alla morte del maestro, avvenuta nel 1933.
Egli riceve due importanti commissioni dal comune di Alba, nel 1924 realizza il Monumento ai Caduti e nel 1929 il monumento equestre al General Govone, che verrà distrutto nel 1941.

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