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Lune e numeri

Alba, Istituto Ferrero

L’opera, collocata nel cortile dell’Istituto Ferrero di Alba, ha il pregio di trasmettere subito entusiasmo, la sua energia cromatica si espande nello spazio circostante, invadendolo del suo vitalismo.
Sono sicuramente i colori a catturare per primi l’occhio dello spettatore, che per osservare la scultura deve girarci attorno, in modo da riconoscerne tutte le forme.
E le forme sono tante, diverse, articolate, legate le une alle altre: note musicali, numeri, lettere e lune. Ogni elemento compositivo pare scomposto, come tessera di un puzzle, che concorre poi a creare un unità figurale. L’unità che si coglie è concettuale, rimanda alla comunione dei diversi linguaggi espressivi, l’arte, la musica e la letteratura, qui rappresentati nei loro simboli: le note, i numeri e le lettere. Un’universalità colta nella molteplicità delle forme di comunicazione, che può essere verbale, scritta o che si manifesta attraverso l’arte e la musica.
Una scultura, che racchiude l’universo per sprigionarne la carica energetica e la forza; un mondo che si manifesta nella brillantezza di colori accesi. L’opera può essere considerata un giocattolo per adulti, secondo la concezione dell’arte intesa come gioco, di cui Nespolo è importante esponente. Egli inventa delle provocazioni visive attraverso l’uso di colori esagerati e dell’ironia, che permette di stabilire una comunicazione diretta. Data la semplicità iconografica, l’opera arriva immediata. Questa è la grandezza dell’arte di Nespolo, la capacità di parlare a tutti; eliminando la distinzione tra arte bassa e alta, egli adotta un linguaggio divertente, ludico, come spesso è stato definito.
Nespolo segue il dettato delle avanguardie artistiche, secondo cui il compito dell’artista è "portare l’arte nella vita" e quando negli Ottanata si trasferisce per breve tempo in America, sperimenta l’arte applicata e per primo porta l’arte americana a Torino. Egli introduce in Italia la Pop Art, che mescola varie discipline, è multidisciplina ed è popolare perché immediata, a dimensione di massa.
Lune e numeri è spiccatamente pop, perché gioiosa, divertente, ammiccante nei suoi colori accesi e perché parla un linguaggio semplice comprensibile da tutti.
Sgarbi riconosce a Nespolo la capacità di saper decorare la vita, sfruttando le molteplici applicazioni offerte dall’arte, spinto dal forte desiderio di contaminare il mondo con le sue opere; consapevole che lo scopo più nobile e civile dell’arte è proprio la decorazione del mondo.
Effettivamente la sua arte pare più concepita per ricoprire gli spazi urbani, che le stanze di gallerie e musei. Si tratta di opere, siano sculture o oggetti decorativi, che rallegrano l’ambiente, trovando piena espressione nei luoghi pubblici, per essere fruite nelle vita di tutti i giorni.
Sperimentale, poliedrico Nespolo non si è dedicato solo all’arte figurativa, ma ha indagato diversi linguaggi espressivi, il cinema, il teatro, la televione, ha realizzato manifesti pubblicitari e opere d’arte applicata: oggettistica, mobili, orologi, tappeti, ceramiche. Egli non ha mai rinunciato all’artigianato, i suoi oggetti, le sculture sono realizzati con abilità manuale e con cura compositiva, giustapponendo le forme, le tante tarsie che compongono l’opera.
La sua arte entra nella vita, è concepita per essere sperimentata nel quotidiano, come Lune e numeri che accende con una nota di colore il cortile dell’Istituto Ferrero. Eliminando la distinzione tra le arti, Nespolo ha elaborato un linguaggio perfetto a trascrivere il mondo nella sua arte, portando il proprio pensiero estetico nella vita di tutti i giorni e generando buon umore attraverso opere ludiche e provocatorie.
Nato a Mosso nel 1941, si diploma con Enrico Paulucci all’Accademia Albertina di Torino, per poi laurearsi in Semiologia. Il suo esordio nel mondo dell’arte avviene negli anni Sessanta e dopo aver attraversato alcune correnti artistiche, quali la Pop Art e l’Arte Povera, prosegue il suo percorso individualmente, senza mai legarsi a un preciso filone artistico. Il suo lavoro si connota da subito per la spiccata ironia, per il gusto al “divertimento”, che le sue opere colorate e accese suscitano. Negli anni Settanta approda al cinema, il suo è il cinema sperimentale: egli dirige altri artisti suoi amici, quali Pistoletto, Baj e Fontana. Alla sperimentazione di discipline diverse, corrisponde presto l’uso di tecniche e materiali inconsueti, quali il ricamo, l’intarsio, l’avorio, la porcellana. Quando negli anni Ottanta va negli Stati Uniti, approfondisce l’indagine delle arti applicate e inizia a realizzare manifesti pubblicitari, deciso a voler “portare l’arte nella vita”. Egli invade con la sua arte diversi spazi della vita, realizzando scenografie per spettacoli teatrali, creando la maglia rosa per il Giro d’Italia del 2003, fino a progettare nel 2006 le vetrofanie e le immagini video per le stazioni della Metropolitana di Torino. E’anche annoverato tra gli artisti del Palio di Asti, per aver dipinto nel 2000 i due sendalli del Palio.
La sua è un’arte dunque che invade il mondo, esce dallo spazio chiuso del museo per trovare giusta dimora nella città, nella strade, nei teatri, nei luoghi pubblici.
Molte le mostre e i riconoscimenti internazionali ottenuti in questi lunghi anni di attività, ma delle tante esposizioni vogliamo ricordare la personale “My way”, che la città di Alba gli ha dedicato nel 2008.

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