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Torre e palazzo Serralonga

La casa Serralonga è una struttura notevole nel panorama architettonico albese. Dell'antica residenza signorile, resta ben poco. Fonti documentarie ed indizi architettonici vari distribuiti nelle strutture rendono possibile ricostruirne la storia in modo soddisfacente.
La famiglia Serralonga discendeva dai Falletto, una delle più antiche famiglie signorili di Alba di parte Ghibellina. Compaiono nei documenti: nel 1192 Enrico Falletto testimone in un atto notarile (R.C.A., I, doc. LXXXIV, p. 164), Raimondo testimone nel 1197 e credendario del console Leonardo della Croce nel 1198. Nel secolo successivo acquistarono ancora maggiore importanza (R.C.A., I, doc. CLXII, p. 261).
Erano signori di Roddi, La Morra, Serralunga da cui un ramo della famiglia prese il nome.
La presenza di questo ramo della famiglia di Alba non è documentabile con certezza nel secolo XIV, un Antonio Serralonga è presente all'atto di sottomissione di Alba a Carlo d'Angiò, ma non è dato sapere se appartenga alla famiglia: F. Gabotto, Appendice al Rigestum, doc. CLXVII.
Nel secolo successivo è certa la presenza di suoi esponenti molto importanti; nasce ad Alba intorno al 1450 Urbano Serralonga, ambasciatore del Marchese di Monferrato presso l'imperatore Massimiliano I nel 1501 e ancora ambasciatore alla corte di Spagna presso Carlo V, che lo nominò conte e senatore. Suo nipote, Costantino Serralonga, fu vicario generale dell'imperatore al di quà del Tanaro e nel 1560 era ancora vivente ad Alba.
Prima del completo rifacimento della facciata del Palazzo, Alfredo d'Andrade, nel 1883, annotava, in margine al disegno dell'arco di una finestra dell'edificio, il testo di due iscrizioni. La prima, sopra la porta d'ingresso, diceva: Urb. Serralonga eq. et com. e cioè Urbano Serralonga cavaliere e conte. Tale scritta ricorda un'altra iscrizione incisa su una acquasantiera in marmo nel duomo: Urbani Serralongae Albae, Pomp. Patritii - Eq. et Com. ac Cesarei Senatoris munus. 1503 Idibus Aprilis con lo stemma dei Serralonga. La scritta venne posta sulla facciata dell'edificio, già quindi esistente, all'inizio del secolo XVI.
La seconda iscrizione, posta sopra la finestra accanto all'ingresso, diceva: cons. Serralonga v.i. doc. et. co. per ricordare le cariche di Costantino, nipote di Urbano, ove v.i sta per vicario imperiale.
Per opera di questi due personaggi avvenne probabilmente l'aggregazione di tre cellule gotiche, già addossate l'una all'altra, in un'unica struttura con maggiori pretese stilistiche. Alle due maniche del palazzo, una prospiciente la via Belli e l'altra la via Maestra, venne addossato, sul lato del cortile, un porticato in stile rinascimentale. Ad Alba le strutture rinascimentali, come quelle barocche, costituiscono sempre una rarità anche e soprattutto per lo scarso sviluppo economico della città in quei secoli.
La famiglia Serralonga era economicamente potente, ricca di spiriti dotti e cosmopoliti: Urbano Serralonga era un letterato, come il nipote Costantino. Così tra questi edifici, ricchi di testimonianze medioevali, avvenne una piccola rivoluzione culturale, anche se in notevole ritardo rispetto ai centri maggiori.
Contemporaneamente ad Urbano Serralonga operava in Alba, tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo il vescovo Andrea Novelli che portò in Alba una ventata di rinnovamento che si concretizzò in vaste opere di restauro e rifacimento del duomo. Le due figure avevano in comune la formazione umanistica.
Il portico rinascimentale, aggiunto alla casa Serralonga sul cortile, conserva elementi di transizione tra gli stili gotico e rinascimentale. Infatti al primo e al secondo piano il loggiato riprende il tema delle colonne di mattoni con capitelli cubici che d'Andrade, ancora nel disegno 1522, definisce "perfettamente identiche a quelle che si facevano all'epoca in cui fioriva lo stile gotico". D'Andrade venne ad Alba nell'autunno del 1883 alla ricerca di ispirazioni per la progettazione del Borgo Medioevale di Torino.
Egli trovò il palazzo Serralonga coperto dai ponteggi di un cantiere. Cosciente dell'importanza della costruzione ne prese in dati essenziali e li utilizzò nella costruzione della cosidetta casa d'Alba del Borgo al Valentino. Nei disegni preparatori, eseguiti sul posto ad Alba, troviamo la casa Serralonga prima dell'ultimo rifacimento ottocentesco. I disegni sono conservati alla Civica Galleria d'Arte Moderna di Torino, ed oltre alla casa Serralonga hanno per soggetto altri edifici albesi, che avevano memorie medioevali; tali edifici in parte esistono ancora, in parte sono stati demoliti o riplasmati.
Le tre cellule gotiche su cui si inserì il porticato rinascimentale erano la torre angolare e le due maniche rispettivamente sulla via Belli e sulla via Maestra. La tela del Palazzo Comunale evidenzia la torre già capitozzata, inserita tra alti edifici che dovrebbero corrispondere all'edificio esaminato; quando sia stata abbassata, se davvero lo fu, non è dato sapere. Aveva una portina sulla contrada Maestra di dimensioni inferiori alle altre aperture a lato, due grandi finestre al primo piano, una per lato verso la strada. Più in alto nessuna apertura. Gli archi delle aperture, anche nelle maniche accanto, erano tutti ogivali, e nel caso della torre erano di forma particolare, come mostra il disegno del d'Andrate che rappresenta l'arco della finestra della torre verso via Belli. Questa è la novità; nelle torri ancora relativamente intatte di Alba gli archi della aperture sono sempre rigorosamente a tutto sesto, di foggia romanica. La torre Serralonga è, perciò, posteriore alle altre, forse una delle ultime di quelle costruite. La famiglia non era presente in Alba nei secoli XII e XIII, quando si trasferì in città la costruzione delle torri si era quasi esaurita. Probabilmente, per questioni di prestigio, la famiglia fu indotta ad edificare la torre, che, persa la funzione strettamente difensiva, sorse con scopi maggiormente decorativi, con due grandi aperture dove più spesso erano feritoie o pareti chiuse. Lo spessore dei muri era di cm. 140 circa alla base, rilevabile ancora oggi, specialmente ai piani superiori; al piano terreno il rimaneggiamento è stato particolarmente radicale.
La facciata era di mattoni faccia a vista, percorsa dai fori dei ponti usati per la sua costruzione, con i segni della presenza di una tettoia sotto la finestra; quest'ultima doveva servire da riparo per i passanti o per i banchi del mercato. I mattoni della torre avevano dimensioni di cm. 28,5 x 11 x 7,5.
A fianco della torre, sulla contrada Maestra, si apriva un porticato a quattro aperture ogivali parzialmente chiuso da un basso muretto, tipo panca, simile a quello ancora rilevabile sulla facciata del palazzo Govone-Caratti; porticato già occupato dalle botteghe nell'ottocento, ma, restando evidenti indizi, D'Andrade li riprodusse nella casa d'Alba del Borgo di Torino.
Una cornice formata da tre ordini di archetti pensili, correva sopra le finestre del primo piano sulla manica di via Pierino Belli. Questa fascia decorativa è una delle poche cose rimaste visibili sul muro della casa e che risalgono al medioevo; per la forma e l'aspetto, rispetto alla superficie del muro, questa cornice può essere paragonata alla fascia, anch'essa a tre ordini di archetti pensili, che corre sulla facciata della casa Marro, dovuta forse al fatto che ad Alba, dal 1200 sino alla fine del 1400, non si ebbe una grande abbondanza e varietà di motivi decorativi, si potevano inoltre innescare dei fenomeni di imitazione, quasi a voler eguagliare il prestigio delle altre famiglie signorili.

Bibliografia

Architettura

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