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Torre di Corneliano d'Alba

Il Piemonte tutto, ma in particolare il Cuneese, le Langhe e il Roero, è ricchissimo di torri. Sia come elementi isolati, nati con funzioni di vedetta, presidio, esazione fiscale, segno di possesso e dominio, sia resti di un antico castello andato perduto nel corso dei secoli. Anzi, la presenza, da colle a colle, quasi ininterrotta catena, di un'alta torre, è uno dei caratteri tipici e distintivi, ancor oggi, del panorama della zona.
Tuttavia, la torre di Corneliano d'Alba ha qualcosa che la differenzia dalle altre sue numerosissime sorelle, così da giustificarne l'inclusione tra gli esempi maggiori: si tratta della pianta della costruzione che è, eccezionalmente per la zona, a dieci lati.
Non è uno schema del tutto sconosciuto nel medioevo,che, accanto alle più note usuali varianti tonde, rettangolari e quadrate, annovera torri delle più diverse, e persino stravaganti, impostazioni. Ma è comunque tutt'altro che frequente. Anzi, se non andiamo errati, è unico in zona, perlomeno tra gli esempi conservati.
Affiancata e potenziata in passato nei suoi compiti difensivi da un castello, di cui oggi non resta nulla e che risaliva all'epoca di Bonifacio del Vasto, questi l'aveva lasciata in eredità al primogenito Manfredo, primo marchese di Saluzzo. Nell'anno 1218, la marchesa Adelasia, tutrice di Manfredo III, trovandosi in difficoltà economiche, diede il castello in pegno a Giorgio degli Alfieri, ma il Marchese, diventato adulto, lo riscattò, per perderlo poco dopo nella guerra contro Asti. Ritornò ai Saluzzo, e precisamente a Tomaso, nel 1294, ad opera del Marchese del Monferrato. Fu venduto dai Saluzzo ai Braida, a cui restò per circa due secoli. Compare anche nell'atto di dote di Valentina, figlia di Gian Galeazzo Visconti. In esso si legge che Simonus de Brajs tenet in feudum villam de Cornelia, in qua est una roccha. Abbandonato poi per i gravi danni arrecati dalle bande di ventura inglesi e spagnole, era già in netta rovina, quando i Savoia, venuti in possesso della costruzione vi infeudarono il conte Romagnano. Oggi si arriva allo spiazzo, su cui un tempo sorgeva il castello e dove è rimasta la sola torre, percorrendo nel tratto finale un suggestivo sentiero di bosco, ricco di vecchi alberi coperti di edera.
Tipologicamente, la torre, in origine il mastio del castello che la circondava, si apparenta ai numerosi esempi di masti circolari - e più raramente quadrati - delle Langhe e del Monferrato meridionale. Tanto che è inevitabile, osservandola, riportarsi alla mente gli esempi di tale zona: soprattutto la bellissima torre, incominciata dal coevo palazzo baronale, di Roccaverano, eretta nel 1204 dai Del Carretto. Oppure l'altra, vicinissima, di Olmo Gentile: anch'essa mastio di un castello le cui linee originarie sono andate perdute. E ciò nonostante la differenza di pianta e di materiale costruttivo, posto che questa torre di Corneliano è in muratura di mattoni e a pianta decagonale, mentre quella di Roccaverano, per citare l'esempio più simile, è in pietra locale, e cilindrica quanto alla forma.
Simili sono anche alcuni elementi decorativi, come il molteplice giro di archetti ciechi che sottostava al coronamento, sparito da tempo. Con l'unica differenza che a Corneliano gli archetti sono disposti in quattro file digradanti, invece della più consuete tre.
E vale qui la pena di fare una considerazione di ordine generale. Certamente, la decorazione a molteplici archeggiate sovrapposte o a vari giri sovrapposti di triangoli, come ad esempio nella Torre Guelfa di Ceva, è ben lontana dall'essere limitata all'area piemontese meridionale. Anzi compare, sia pure in un numero più ristretto di esemplari, in quasi ogni regione dell'Italia settentrionale, soprattutto nelle fabbriche in muratura di laterizio. Assai meno diffuso, e tale da potersi con ragionevole certezza dire ligure - piemontese, è invece il suo impiego, a file regolari e concentriche, anche se leggermente aggettanti, per terminare la parte alta di una torre. E tale impiego viene generalmente fatto risalire ad uno stilema ligure: area in cui, effettivamente, compaiono gli esempi di più alta detazione. Ma è forse il caso di considerare se, vista l'imponente diffusione che il motivo ha nell'area piemontese, l'origine, o almeno un forte impulso, non siano venuti al motivo stesso da queste zone.
Resta la rarità dell'impostazione di Corneliano attribuita al XIII secolo, proprio sulla base della sua somiglianza con altri esempi relativamente vicini la cui datazione è sicuramente fissabile a quel secolo.

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