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Castello di Govone

Govone è caratterizzato da una costruzione avvolta nel verde del parco: è la dimora che venne realizzata in luogo di un antico castello, di cui oggi non ne rimane nulla e che troviamo citato in un documento del 1034. Di appartenenza al vescovo di Asti, questi investì del castello e del feudo, verso il 1200, la famiglia Solaro, che lo ebbe in suo possesso per lunghissimo tempo, fino al 1792, quando, morto il conte Vittorio Amedeo Ludovico senza eredi, passò al Re di Sardegna. E' durante il periodo in cui fu di appartenenza ai Solaro che venne realizzato l'attuale castello, che è più esatto definire palazzo dalle linee imponenti e maestose. Alla base delle caratteristiche architettoniche era un'idea di Guarini, pubblicata nelle incisioni del suo "Trattato". Guarini aveva dedicato l'incisione per Govone, terra di un ramo dei Solaro, a Francesco Ottavio Solaro, che era scudiero a corte e inviato sabaudo a Lucerna e a Berna; nel 1696-1697 aveva trattato il matrimonio fra il duca di Borgogna e Adelaide, figlia di Vittorio Amedeo II. Già nel decennio precedente, verso il 1678-1679, uno zio di Roberto Solaro, fra' Roberto, aveva determinato di ricostruire il palazzo nel luogo del primitivo castello. Destinato ad essere visto di lontano, il nuovo palazzo di Govone era stato previsto con fronti importanti, su ogni lato, con un carattere scenografico che sarà accentuato dalle rampe di scale, dai rilievi in scultura, fortemente aggettati, tipicamente barocchi, inseriti in tempi inoltrati, ma con un legame intrinseco al progetto guariniano. Ospite dei Solaro a Govone fu il grande pensatore Jean Jacques Rousseau; "il conte della Rocca..., scrive nelle sue confessioni, mi accompagnò presso il conte di Govone, primo scudiero della Regina a capo dell'illustre casato dei Solaro. L'aspetto dignitoso di questo rispettabile vegliardo mi rese più toccante l'affidabilità dell'accoglienza. Egli mi interrogò con interesse ed io risposi con franchezza; disse quindi il conte della Rocca che avevo una fisionomia simpatica e che promettevo del talento".
Dai Solaro il palazzo passò dunque ai Savoia: è a loro che si devono i lavori dello scalone esterno, del terrazzo, delle cisterne necessarie per fornire acqua a sufficienza per i bisogni domestici e per l'irrigazione del giardino. Nel 1795 Vittorio Amedeo di Savoia aggiungeva poi le cariatidi, all'ingresso del piano terra, che gli erano state donate dalla Repubblica di Venezia. Queste aggiunte successive, volte a rendere più ricco e maestoso il palazzo, si inserirono senza forzature nelle linee architettoniche della costruzione esistente. I Savoia poi, quando già erano iniziati i lavori all'interno, dovettero rifugiarsi in Sardegna per l'arrivo delle truppe francesi. In questo periodo il castello venne requisito e messo in vendita in nome di Napoleone I imperatore. Lo acquistò allora il marchese Carlo Emanuele Alfieri di Sostegno. Le motivazioni dell'acquisto e le condizioni in cui si trovava il palazzo sono presenti nella lettera indirizzata dall'acquirente a Carlo Felice di Savoia, datata S. Martino, 16 luglio 1814: "...Quando acquistammo la certezza che si voleva assolutamente metterlo in vendita e che i demolitori del castello di Pianezza meditavano di comprarlo per demolirlo ugualmente, allora dispiacenti di veder abbattere un monumento, che abbelliva le nostre colline dell'Astigiano, che era l'opera di una famiglia, di cui noi siamo i discendenti e gli eredi, nella speranza di vederlo forse un giorno restituito ai suoi proprietari, noi sormontammo allora la ripugnanza ben naturale, che noi avemmo sino allora, e l'acquisto si fece a nome di mio zio Teobaldo, che ebbe veramente per concorrenti coloro che si sapeva decisi a demolirlo. Non c'erano più che i semplici muri, i mobili essendo stati tutti trasportati da tempo; poco dopo la partenza della Corte, si era anche portata via la più parte dei serramenti e delle finestre". Restituito a Carlo Felice di Savoia al termine della dominazione francese, si portarono avanti i lavori di abbellimento con marmi e stucchi e lo si arricchì con dipinti. Il principe Tommaso di Savoia, perduto ogni interesse per il luogo, ne curò la vendita nel 1870. Nel 1895 i signori Ovazza e Segre di Torino, subentrati ai primi acquirenti, lo vendettero al municipio, il quale provvide alla vendita del mobilio, dei quadri, delle statue e degli arazzi per ricuperare una parte del denaro speso. Nel castello presero sede a poco a poco gli uffici municipali, la pretura regia, le scuole elementari, l'asilo infantile, la biblioteca popolare, e al piano superiore gli alloggi degli addetti municipali.
Alle vicende di Govone ed in particolare del castello ha dedicato una pregevole pubblicazione Edoardo Borra, medico molto apprezzato e buon studioso locale, a cui si rimanda per ogni approfondimento.

Bibliografia

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