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Castello di Grinzane Cavour

Fu probabilmente verso la metà dell'XI secolo, che venne innalzata la prima struttura della torre centrale del futuro complesso fortificato di Grinzane, quando la signoria feudale, passata nelle mani della figlia di Olderico Manfredi, la contessa Adelaide, nel 1035, conobbe potere e fortuna, specie quando la signora sposò in terze nozze Oddone di Savoia, figlio del capostipite Umberto Biancamano.
Sul finire del secolo, con la morte di Adelaide, la fortuna economica e militare degli Arduini scemò rapidamente e un nuovo signore, l'aleramico Bonifacio del Vasto, riunì sotto la sua signoria i comitati di Auriate, Bredulo, Alba, Albenga, Ventimiglia.
Alla morte del marchese Bonifacio del Vasto, avvenuta nel 1128, il marchesato venne diviso fra i numerosi figli ed il feudo albese toccò a Guglielmo, primo dei marchesi di Busca, ma ormai i vescovi di Alba Pietro del Carretto dei conti di Millesimo e marchesi di Savona, Ottone del Carretto dei marchesi di Ceva, Bonifacio del Carretto e Ogerio, avevano consolidato i loro possedimenti; tra il 1150 ed il 1204 potevano annoverare in signoria, oltre alla città, nelle immediate vicinanze le località di Diano, Guarene, Rodello, Piano, Roddi, Verduno ed ai margini del territorio albese possedimenti a Castagnole, Vene, Neviglie e nell'Astisio.
Verso la metà del dodicesimo secolo si attestò il feudo di Grinzane, situato sulle colline sotto Diano, attorno all'antica torre, ed una famiglia locale, denominata de Grinzaneis ne ottenne il vassallaggio subendo l'influenza di Alba sino a diventarne abitante e ricoprendo cariche pubbliche con Giovanni di Grinzane, che troviamo consigliere e capo di casa il 28 luglio 1303, sulle volte di S. Lorenzo, nell'atto di sottomissione della città di Alba a Carlo II d'Angiò, re di Gerusalemme e Sicilia, duca d'Apulia e principe di Cipro, essendo papa Bonifacio VIII.
Diano, Rodello e Grinzane furono confermate in dominio al marchese Manfredo di Busca nel 1381. Venuto a morte Manfredo nel 1390, i figli si divisero il feudo con atto nel castello di Diano il 15 aprile 1391: a Raimondo toccò la signoria di Diano, a Carlo restarono due parti di Grinzane (Grinsenarum) la tenuta di Borzone e l'usufrutto, sua vita natural durante, della restante terza parte che sarebbe poi passata a Raimondo.
Raimondo di Busca divenne signore di Diano, Grinzane e della tenuta di Borzone nel 1397; vendette la metà, con altre terre, nel 1418 per 1200 scudi al capitano di ventura Nicolino Marsaglia di Cherasco e la restante parte nel 1435 a Bertino Pallio; era questa una antica famiglia di origine astigiana, con discendenza e proprietà anche in Alba, ove risulta già attestata nel 1191, svolgeva attività di banchiere con possedimenti fondiari in Pollenzo e Santa Vittoria. A queste due famiglie si deve, con ogni probabilità, la costruzione ed il completamento del Castello attorno alla poderosa torre centrale.
I marchesi di Monferrato riottennero la signoria feudale di Grinzane nel 1435 con Gian Giacomo, recuperando anche la proprietà fondiaria del Castello.
Guglielmo VII di Monferrato investì del castello e feudo, nel 1483, il nobile Matteo Celderari di Alba e la famiglia ebbe riconfermata l'investitura nel 1532.
Estintasi nel 1533 la dinastia Paleologa dei Monferrato, il marchesato, di sovranità imperiale, fu devoluto da Carlo V di Spagna, imperatore del Sacro Romano Impero, ai Gonzaga, duchi di Mantova, che diventarono così signori anche di Alba e Grinzane e rinnovarono l'investitura ai Calderai di Alba.
Dalla famiglia Calderai, per vie matrimoniali, il feudo con il castello pervenne a Gabriele Nivolo che cedette subito metà del feudo e del castello di Grinzane a Pietrino Belli di Alba ed ai suoi fratelli nel 1546 che ottennero l'investitura ducale l'11 settembre, rinnovata il 21 maggio 1577.
L'altra metà del feudo e del castello fu venduta dal Nivolo, nel 1560, all'albese Teobaldo Cagnolo (secondo altri Cagnola), famiglia di origine vercellese che aveva lo stemma a scacchi rossi e d'argento con il capo dell'impero. Il figlio, il vassallo Zaccaria Cagnolo, fu investito il 12 maggio 1598; ereditò feudo e proprietà la figlia contessa Eleonora, sposata al conte Argentero di Torino e Chieri, che ebbe riconosciuta la signoria feudale del duca di Mantova il 17 dicembre 1619.
Occupata Alba ed i feudi imperiali dai Savoia, la contessa Eleonora ottenne riconferma dell'investitura dal duca Vittorio Amedeo I il 14 giugno 1633; la stessa venne rinnovata al conte Giorgio Argentero, suo primogenito, il 15 marzo 1636; conferma anche per il conte Emanuele Filiberto, figlio di Giorgio, il 26 febbraio 1680 da parte di Vittorio Amedeo II di Savoia. Successivamente ottenne ancora l'investitura del feudo il nipote Gaetano Secondo Argentero il 9 marzo 1699, con rinnovo, per metà, il 30 giugno 1733, mentre dell'altra metà (un quarto del totale) nella stessa data ne veniva investito il fratello marchese Gaetano di Bersezio. La metà del feudo fu successivamente riunificata nel figlio di Gaetano, il marchese Ignazio Giuseppe, con investitura del 2 settembre 1749 che lasciava il tutto in eredità al fratello Niccolò con ratifica regale del 27 novembre 1764; la successione passava poi al figlio Gaetano Secondo marchese di Bersezio che otteneva l'investitura il 22 gennaio 1773 dal re di Sardegna Carlo Emanuele III.
Passata la bufera della rivoluzione francese e sopportate le razzie di Napoleone, imperatore e re d'Italia, Vittorio Emanuele I, re di Sardegna in esilio, tornò a Torino nel 1815 per ristabilire tutto quanto come era prima, mentre tutto era cambiato e, visti vani i suoi tentativi, preoccupato dai molti rivoluzionari del 1821, abdicava in favore del fratello Carlo Felice.
Ma anche a Grinzane le cose erano mutate, una nuova famiglia aveva acquistato il castello e grandi proprietà terriere: la famiglia dei Benso marchesi di Cavour.
Aveva iniziato l'acquisto, nel 1815, Vittoria de Sellon, zia di Camillo, rimasta vedova nel 1814 del nizzardo conte Louis Blancardi Roero de La Tourbie, signore di Ternavasio, sposato a Ginevra il 21 giugno 1804; con il marito aveva convissuto per appena nove mesi fuggendo poi di casa, indotta dai maltrattamenti del Conte, a rifugiarsi presso la famiglia Cavour nel Palazzo di Torino; aveva sposato nel maggio del 1815 a Santena il duca Jules Gaspard Aynard de Clermont-Tonnerre, pari di Francia.
La duchessa Vittoria aveva acquistato a Grinzane un pezzo di terra: erano 180 ettari in tutto, compresa una parte del castello medievale: non sapeva come amministrare quella terra e l'aveva affittata al cognato Michele Benso, marchese di Cavour per quattromila lire l'anno; terra buona, dava grano e un'uva speciale da cui si cavavano dolcetti, nebbioli, chiaretti.
Anche il marchese se ne era comprato un pezzetto, venticinque ettari con annessa l'altra parte del castello.
Il marchese Michele aveva studiato nel 1826 un piano per Grinzane, a suo avviso perfetto e dettagliato in tutti i particolari. Ma alla fine del 1831 nulla del progetto era stato fatto perché Michele si dedicava a troppe cose contemporaneamente e allora pensò di mandare il figlio Camillo ad amministrare la tenuta, avrebbe compiuto ventidue anni nel 1832 ed il padre si adoperò intensamente per mandarlo a Grinzane da sindaco.
Così il conte Camillo Cavour divenne sindaco di Grinzane; nel settembre del 1832 si trasferì a Grinzane, giunto in paese constatò che c'erano appena trecentocinquanta abitanti, tutti contadini e braccianti che, nell'incontrarlo, lo chiamavano Eccellenza e Illustrissimo. Il paese era così piccolo ed insignificante che non vi era neanche un luogo degno per convocare il consiglio comunale.
La sua venuta a Grinzane fu positiva per il castello che sistemò e mantenne almeno in condizioni accettabili, ma anche per l'azienda in cui il reimpianto di vigneti, la chiamata di tecnici esperti gli valse, nel 1843, un premio del Congresso agricolo di Alba per la modernità e l'efficienza delle cascine. Nello stesso anno pensò di coltivare barbabietole da zucchero nei terreni pianeggianti, l'esperimento andò bene e lo ripeté a Leri: il padre era contrarissimo e Camillo rinunciò a proseguire la coltivazione.
Il patrimonio di Grinzane, di proprietà dei fratelli Cavour, si riunì in Giuseppina Benso con la morte di Camillo nel 1861 e del padre Gustavo nel 1864.
Giuseppina Benso era la nipote prediletta di Camillo, il suo matrimonio, avvenuto nel 1851 con Carlo Alfieri di Sostegno, costò alla famiglia centoventimila lire per la dote, cinquantamila lire per il viaggio di nozze a Parigi, ove fu ospite anche del banchiere Rothscild, con cui Camillo era in affari. Non si interessò mai dell'amministrazione di Grinzane, lasciando al marito ed ai suoi fattori ogni incombenza; molti terreni furono venduti.
Giuseppina e Carlo Alfieri ebbero due figlie: Luisa, nata nel 1852 e Adele, nata nel 1857 che, alla morte della madre nel 1888 e del padre nel 1897, si divisero il patrimonio. Alla marchese Adele Alfieri di Sostegno toccò nell'albese il castello di Grinzane con circa cento ettari di terreno, quanto rimaneva delle proprietà di Gustavo e Camillo Cavour e un edificio a Magliano Alfieri; non si sposò e donò, negli anni trenta, tutto in beneficenza.
Sin dal 1928 la marchesa Adele Alfieri di Sostegno, desiderando sempre più tramandare ai posteri la memoria ed il ricordo del grande suo antenato Camillo Benso di Cavour, aveva maturato l'idea che i beni costituenti la sua proprietà, compreso il Castello, passassero nelle mani di Enti o persone che si impegnassero a perseguire la sua volontà con opere di beneficenza, ma non con destinazione a fini scolastici.
Esclusa la donazione al comune di Grinzane, che pure aveva chiesto ed ottenuto, nel 1916, di aggiungere la denominazione "Cavour", in ricordo ed onore del più illustre dei sindaci avuti nell'800, con cui, secondo diverse testimonianze, non correvano buoni rapporti, la nobildonna avviò trattative con alcune congregazioni religiose per cedere in dono tutta la sua proprietà, purché avessero istituito in Grinzane un istituto religioso con collegio o convitto. Per i limitati redditi che offrivano i terreni in quel tempo e le enormi spese che si sarebbero dovute affrontare e dovevano subire per l'adattamento dei locali, le congregazioni religiose interpellate declinarono l'offerta.
Il 10 luglio del 1929 la marchesa aveva donato all'Opera Mons. Re di Alba l'immobile e l'appezzamento di terreno sito nel concentrico di Magliano Alfieri ad uso perpetuo di asilo infantile e laboratorio femminile invernale per le giovani del paese di Magliano Alfieri Alto.
Il comune di Grinzane, di cui era podestà Luigi Marengo, subentrato a Giovanni Prunetto, impresario edile, era stato incorporato con Regio Decreto del 9 dicembre 1930 nel comune di Alba, con effetto dal 6 febbraio 1931. Per giungere ad una conclusione positiva e far cessare le proteste e le lagnanze dei cittadini era stato nominato commissario prefettizio ad acta lo stesso podestà di Alba Attilio Molineris.
La marchesa pensò allora di avviare trattative con il comune di Alba, direttamente con il podestà Attilio Molineris, servendosi dell'ingegnere Antonio Giberti di Torino e del canonico Luigi Giordano di Alba, che aveva su di lei molto ascendente per essere amministratore dei suoi beni a Grinzane e Magliano Alfieri.
Il 18 ottobre 1932 il podestà Molineris, con l'assistenza del segretario capo Natale Sciolla, adottava la deliberazione di accettazione che, pubblicata all'Albo Pretorio sabato 20 ottobre, senza opposizione, otteneva l'approvazione con decreto prefettizio il 3 novembre contestualmente all'autorizzazione alla stipula dell'atto di donazione che veniva rogato dal Notaio Raimondo Sacco l'11 novembre 1932, n. 8086 alla presenza dei testimoni canonico Luigi Giordano e ing. Antonio Giberti.
La perizia di stima era stata effettuata dal geom. Maggiorino Prandi ed il tipo di frazionamento fu eseguito dal geom. Giovanni Gaia; il valore, dichiarato dalle parti, dei terreni e dei fabbricati fu di 253.110 lire e di 3.500 lire il valore dei beni mobili.
Finita la guerra i piccoli comuni che erano stati aggregati ad altri aspiravano a riprendersi la loro autonomia. Così fecero i capifamiglia di Grinzane Cavour. Inviarono al Prefetto, nel settembre del 1946, una petizione tendente ad ottenere le ricostruzione del Comune. La Prefettura trasmise la richiesta al comune di Alba il 16 ottobre per un parere; il Consiglio comunale, con deliberazione del 30 novembre, esprimeva con voti unanimi parere favorevole, manifestando tuttavia il proprio rincrescimento per il distacco dal Comune di un importante centro agricolo e commerciale.
Con decreto legislativo 1412 del 4 novembre 1947, si sanciva che il comune di Grinzane Cavour, aggregato a quello di Alba con decreto 9 dicembre 1930, numero 1802, era costituto con la circoscrizione esistente all'entrata in vigore del decreto suddetto.
Come era prevedibile e naturale, il comune di Grinzane Cavour rivendicò l'intera proprietà dei beni donati dalla Marchesa e, altrettanto prevedibile e naturale, il comune di Alba si oppose, portando a sostegno delle sue ragioni testimonianze e dichiarazioni che confermavano la volontà della nobildonna di privilegiare esclusivamente la città di Alba.
Finalmente la Giunta provinciale amministrativa, nella seduta del 21 novembre 1951, considerati tutti gli aspetti della questione, giudicò il patrimonio della donazione di evidente interesse promiscuo e indivisibile e che tali beni dovevano essere dichiarati di proprietà consorziale e che appariva consigliabile, perché venisse rispettata la volontà della munifica donatrice, che le finalità proposte si attuassero mediante la costituzione di un ente morale denominato "Fondazione Adele Alfieri di Sostegno".
Il castello di Grinzane Cavour, situato in una posizione dominante, sulla sommità di una collina, alle porte di Alba, divenne così in proprietà dei Comuni di Alba e Grinzane Cavour.
La complessa ed imponente costruzione, tutta in mattoni a vista, è composta da corpi di fabbrica ben distinti, costruiti in epoche diverse, a pianta pressoché rettangolare con all'interno un cortile, rialzato rispetto al piano campagna circostante, operante totalmente nella prima metà del XV secolo.
Il laterizio è il materiale che più parla di cultura abitativa in questa zona, da sempre qui, come in molte aree del Piemonte, vi è stata la capacità di manipolare argilla, farla cuocere; il mestiere è stato un patrimonio tramandato alle nostre moderne industrie ancora oggi operanti.
L'elemento più antico è la torre centrale, dei primi anni dell'XI secolo, sopraelevata sia alla costruzione dell'attigua casaforte, sia alla posteriore manica ad "U" che la avvolge.
L'aspetto attuale è il risultato di fasi costruttive diverse cha hanno trasformato l'iniziale volumetria in un edificio complesso ed articolato, adattato nel tempo alle esigenze dei proprietari che numerosi si sono susseguiti. Esigenze sempre rivolte alla necessità della vita quotidiana ed in funzione della tenuta agricola che aveva, nel Castello, il punto di raccolta e di stoccaggio dei prodotti agricoli padronali.
La vista completa della torre, che si presente solida, elegante e snella, è possibile solo dal cortile interno, dove se ne possono cogliere le caratteristiche costruttive, calibrate sulla tipicità rurale medievale, sobria e lineare nell'impianto.
Dal perimetro esterno, la torre si inserisce nel complesso architettonico, in gioco con le altre torri, conservando la sua individualità, rimanendo isolata, svelando lo sviluppo costruttivo ed il successivo innalzamento; i restauri del 1960, curati dall'architetto Andrea Bruno, l'hanno riportata al suo aspetto primitivo, chiudendo le molte aperture che ne compromettevano la stabilità stessa.
La torre supera in altezza tutte le parti del Castello, elemento dominante pur interamente racchiuso tra i corpi di fabbrica. Esempio particolarmente pregevole di architettura castellana è la parte Nord, cioè l'originale casaforte; dopo i restauri è tornata al primitivo aspetto, possente ed ariosa nella sobrietà costruttiva. Eleganti finestre e decorazioni ad archetti partiscono le facciate, rendendo meno severa la massiccia volumetria e richiamano, nella forma e nelle proporzioni, il non lontano castello di Serralunga e le decorazioni, segnando orizzontalmente i piani, si sviluppano sui quattro lati.
L'intero complesso è ora ricoperto con tetti in coppi; originariamente, l'antico corpo almeno, terminava probabilmente con la merlatura; la parte successiva del Castello, addossata alla casaforte, fu costruita probabilmente tra il secolo XIV ed il XV; struttura nata e dettata dalla necessità di raccordare i due elementi forti originari, senza concedere ulteriori ampliamenti di perimetro, inserendo, sul fronte Sud, due caratteristiche torrette angolari cilindriche, a sbalzo, che partono dal secondo piano e giungono sino oltre la copertura.
Il Castello è oggi sede della prima Enoteca regionale del Piemonte, di un museo e del Premio Letterario Grinzane Cavour.

Bibliografia

Architettura

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