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Torre di Perletto

A Perletto una poderosa torre quadrata, ben costruita in pietra da taglio, dà il tono della nobiltà storica. Non c'è dubbio, infatti, che l'alta torre che sorge nell'abitato, coronato dalle sue caditoie e oggi piuttosto incongruente e irriverentemente sormontata da una statua, grande in assoluto, ma piccola relativamente alle dimensioni dell'edificio, dia al paese una caratteristica impronta.
Si lamenta tuttavia la distruzione o, per essere più esatti, l'interramento subito da basamento della torre stessa; modifica questa che ha effettivamente alterato non solo il carattere dell'edificio, ma anche e soprattutto le sue proporzioni.
Tali proporzioni sono, ciò nonostante, tuttora notevolmente imponenti. L'altezza della torre supera, infatti i 60 metri, una bell'altezza per un edificio in pietra, le sue dimensioni di base non fanno molta impressione solo perché rapportate visivamente alla notevole altezza di cui sopra. Eccellente è anche la tecnica della costruzione dell'edificio, in pietra assai ben squadrata.
Fatta costruire nel secolo XIII dai Del Carretto, ampliamento di un precedente osservatorio, faceva parte di un sistema difensivo comprendente un castello, cinto da mura e da fossati e dotato di un ponte levatoio. Dai Del Carretto la costruzione passerà nel 1337 agli Scarampi, poi nel 1548 agli Spinola, successivamente ai Valperga ed ai Gozzani di S. Giorgio. Gravemente danneggiata nelle guerre del 1630, in piena decadenza, fu, nei secoli seguenti, rimaneggiata dalla famiglia Toppia che l'affittò a Vittorio Emanuele II. Qui il Re poté soddisfare i suoi due hobby preferiti: la caccia e le avventure galanti: "Donnaiolo incorreggibile - scrive Domi Gianoglio -, il Re portò nel padiglione l'ultima delle sue conquiste, la bionda ballerina Sofia Keller, austriaca, e ve la tenne a lungo quasi in segregazione, estate ed inverno, salendo a farle visita da Pollenzo con faticose cavalcate una delle quali gli causò una polmonite portandolo sull'orlo della tomba. Guarito, riprese a frequentare la favorita, che si annoiava mortalmente in questo luogo solitario mentre la "Bela Rosin" si rodeva di gelosia, parendole che il capriccio diventasse, col passare del tempo, preoccupante; trovò un alleato in Rattazzi, ministro dell'interno con Cavour, andandogli ad insinuare di segreti di stato che la Keller poteva carpire al Re nell'intimità dell'alcova, quale probabile agente del gabinetto di Vienna. L'uomo politico alessandrino risolse la cosa con astuzia e senza scandalo facendo accompagnare la ballerina al confine del Lombardo-Veneto, non senza il viatico di un congruo numero di marenghi d'oro, tutti recante l'effigie del suo augusto protettore".
Vittorio Emanuele II andò su tutte le furie per questo scherzo, ma finì per consolarsi presto: soltanto prese in odio Perletto e mai volle rimettervi piede.
Il castello, perché un castello sorgeva un tempo accanto ed intorno alla torre, ed è poi sparito con i secoli senza lasciare molte tracce al di là dell'impostazione planimetrica dei fabbricati ancora oggi circondanti la torre stessa, sorse nel Trecento all'interno di quel sistema fortificato dei Del Carretto, a cui più volte si è accennato come ad uno dei più consolidati esempi di sistema fortificato a scala territoriale, di 'scacchiere'.
Sarebbe opportuno non solo studiare in maniera più approfondita e monografica le costruzioni di questa interessante famiglia, ma anche valorizzare una dinastia che, pur non essendo tra quelle più dotate tra i beni di fortuna, per potenza politica e per importanza generale nello scacchiere piemontese, è stata capace di disseminare tutto il Piemonte meridionale di fortificazioni non solo assai coerenti fra loro per caratteristiche tipologiche ed architettoniche, ma anche quasi tutte di alto livello assoluto. Anzi, nella loro globalità, costituenti la più significativa scuola di tutta la regione.

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