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Monumento ai caduti di Russia

Bra, cimitero

Da quasi mezzo secolo Gioachino Chiesa si dedica con grande passione alla scultura, da lui indagata con fervido spirito creativo, che ne fa uno dei maggiori realizzatori di monumenti pubblici in Italia e all'estero.
A Bra, città in cui si trova il suo atelier, l'11 gennaio 2003 si è tenuta una giornata commemorativa per ricordare la tragedia della campagna dell'esercito italiano in Russia, durante il Secondo Conflitto Mondiale e in questa occasione è stata inaugurata la scultura di Chiesa, dedicata proprio agli alpini caduti in Russia. La difficoltà di realizzare un monumento ai caduti è il rischio, piuttosto frequente, di scivolare nella retorica e nella banalità di un rigido simbolismo, ma grazie al suo ricco sperimentalismo, lo scultore è riuscito a creare una forma ardita, di grande impatto emotivo, infondendo all'opera un vivo sentimento di partecipazione. Il monumento per la tomba degli alpini caduti e dispersi nella campagna di Russia, situato nel cimitero braidese, presenta un originale aspetto iconografico; Chiesa sceglie di racchiudere il racconto all'interno di quello che è il simbolo degli alpini stessi, ovvero la penna. Questa grande penna di bronzo, sorretta da una struttura lineare a cavalletto, è animata da una fila composta di alpini che va verso la morte con passo lento, in silenzio e senza armi. Il lento incedere crea una forte suggestione in chi osserva, da spettatori passivi, si diventa immediatamente partecipi di quella triste condizione umana e si percepisce con forte drammaticità la sofferenza e la solitudine vissuta in quell'occasione.
Emerge dall'opera di Chiesa persino il senso del freddo, non solo del gelo interiore che attanagliava gli animi di quegli uomini, ma persino il gelo di quelle temperature nordiche.
Scrive P. Paolo Faccio: Da un piano verticale di fondo che rappresenta una penna d'alpino emerge una teoria di soldati [...] che si snoda in senso prospettico, da sinistra verso destra, a rappresentare tutto l'orrore della guerra[...].
Se tutte le figure sono disposte in una fila ordinata, con lo sguardo rivolto verso l'ignoto che li attende, di forte pathos è l'alpino che si gira verso di noi, non solo alla ricerca dell'ultimo saluto, ma, ancor più, ad ammonire a non dimenticare quei morti, coloro che hanno sacrificato la vita per la pace.
In questa scultura contenuto e contenitore, forma e significato si coniugano in una perfetta sintesi stilistico formale, all'interno della penna che vuole anche simboleggiare la strada verso l'infinito, una strada che idealmente racchiude il cammino di tutti gli uomini.

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