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Grande segno 2

Alba, Piazza Medford

Il 23 maggio 1998 al Palazzo Mostre e Congressi di Alba veniva inaugurata l'esposizione personale delle sculture e dei disegni di Riccardo Cordero, artista albese, intitolata Il pensiero della scultura. Una delle opere presenti alla mostra è stata collocata davanti all'ingresso del Palazzo, non lontano dal Tribunale.
A metà tra installazione ambientale, scultura e architettura, l'opera di Cordero rappresenta la personale innovazione che l'artista ha dato al concetto stesso di scultura. Egli non inserisce nello spazio una forma plastica compatta e piena, ma ingloba l'aria nella sua creazione, che si delinea come accordo di elementi, che fluttuano armoniosi nell'ambiente. Lo scultore crea un gioco di pieni e di vuoti, aprendo l'opera all'esterno nel dinamismo veloce di componenti strutturali che creano la forma. Una forma anch'essa spezzata, interrotta, l'occhio percepisce la linea curva del cerchio, ma questa non si congiunge; ad un certo punto, in alto, si sfalda, pare sgretolarsi sotto il peso di una forza che la frantuma in tanti segmenti. Dall'incontro di queste parti nasce una forma altra, non più quella compiuta del cerchio, bensì un groviglio disarmonico, materico e violento. Ecco che la cornice tonda, che avrebbe racchiuso e circoscritto l'aria al suo interno, si spezza sotto la forza di gravità che la opprime fino a romperla.
Si ha l'impressione che l'artista collabori con gli agenti esterni, che intervengono a modificare il percorso evolutivo della scultura. Questi agenti mutano non solo la forma, ma la materia stessa, il bronzo, infatti, cambia lentamente colore, sotto l'azione dei fenomeni atmosferici.
Il titolo della mostra Il pensiero della scultura guida alla comprensione dell'attività di Cordero, le sue opere concretizzano il suo concetto di scultura, l'idea diventa forma. Scrive P. Malato: La scultura di Cordero è come un ampio gesto libero nello spazio [...]. Assemblaggio di forme ed elementi variamente incastrati tra loro, la massa plastica cercando di trovare equilibrio, arriva ad assumere la forma primaria del cerchio.
Le sue sculture invitano lo spettatore ad attraversarle, ad osservarle da vicino, secondo diverse angolazioni e da questa lenta percezione si scopre che l'equilibrio, che subito l'occhio coglie, è interrotto dall'enorme taglio, ferita che sbriciola la perfezione in un groviglio di linee contorte. Non si sa più cosa si sta guardando, difficile definirlo cerchio, anche se la linea curva lo riecheggia; è piuttosto un insieme che si anima con tratti nervosi in uno scarabocchio dinamico.
La rotondità della linea cha sta per chiudersi su se stessa, si apre improvvisamente al cielo, in una deflagrazione violenta di elementi. Lo scultore non crea una forma plastica finita, ma facendo dialogare l'opera con lo spazio circostante, chiede la partecipazione dell'osservatore, che si trova di fronte ad un aprirsi di molteplici prospettive, che rimandano a ipotesi interpretative diverse. La sua scultura si potrebbe definire un intervento grafico nell'aria, come se Cordero firmasse l'atmosfera con il segno elegante di un gesto, un armonico e sinuoso groviglio decorativo, fermato nel tempo e nello spazio dalla consistenza fisica della materia.
Riccardo Cordero è nato ad Alba nel 1942. Studia all'Accademia Albertina sotto la guida di Cerchi e di Garelli, diplomandosi in scultura. Il suo debutto espositivo avviene nel 1960 alla rassegna della Promotrice di Belle Arti di Torino e nel 1978 sarà invitato alla Biennale di Venezia per un intervento individuale. Dal 1992 crea numerosi progetti per sculture monumentali destinate a parchi pubblici o a edifici privati. Nel corso della sua carriera sperimenta l'uso di diversi materiali, il plexiglas, il legno, il polistirolo laminato e il bronzo. Per Fossati uno degli aspetti più originali di Cordero è che fa una sorta di pittura dentro i mezzi della scultura.

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