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PRUNOTTO Urbano Benigno

1886 - 1948 Parlamentare

Urbano Benigno Prunotto nacque ad Alba il 19 novembre 1886 da una famiglia contadina originaria di Piobesi, nel 1914 si era sposato a Corneliano con Maria Vacchetto. Completati gli studi aveva costituito nel 1919 un Movimento rurale battezzato Gruppo dei Contadini. Si trattava di un movimento a livello culturale e di opinione, era difficile del resto iniziare l'organizzazione di un partito vero e proprio, anche se Prunotto sentiva forte l'esigenza di portare le masse rurali verso una coscienza politica. La realtà storica del momento vedeva da una parte il Partito Socialista portare avanti, con un metodo peraltro esasperato nelle conseguenze, dell'emancipazione della classe operaia, dall'altra il nascente Partito Popolare si orientava, pur sorretto da cattolici intellettuali, verso le istanze del ceto medio-basso della società ed iniziavano anche la loro attività gruppi fascisti che, partendo dalle campagne, si alleavano però con i grandi proprietari terrieri che costituivano in realtà i veri ed i principali nemici dei rurali.
Urbano Prunotto ebbe invece un'intuizione che, anche se peccava di eccessivo utopismo, ebbe in pratica un valore ed un'efficacia politica non trascurabile: intendeva estendere gli ideali socialisti che avevano una certa presa di opinione nel mondo operaio, al mondo rurale; le sue idee erano improntate ad un socialismo democratico che rifuggiva da certe prese di posizione antidemocratiche che una parte del Partito Socialista applicava nelle fabbriche, che portarono agli scioperi ed alle violenze del 1921 ed alla scissione del Congresso di Livorno.
Nel 1920 il Gruppo dei Contadini diventò Partito dei Contadini d'Italia e pur partendo da idee socialiste riformiste, il partito nacque e crebbe indipendente, con il solo scopo, ben precisato in uno slogan propagandistico, Dare ai Rurali una coscienza politica ed agli Italiani una coscienza rurale.
L'attività di Urbano Prunotto fu incessante ed estenuante in tutti i paesi della Langa e del Roero, entrando anche nel Monregalese e nel Braidese e, come partito, affrontò le elezioni amministrative provinciali del 1920, riuscendo ad ottenere l'elezione al Consiglio provinciale nel collegio di Alba e Diano (Alba I), ove sconfisse Giovanni Vico, candidato del Partito Popolare, soprattutto per l'apporto dei paesi; anche nel collegio di Alba II riuscì eletto un rappresentante del Partito dei Contadini, Francesco Farinetti, mentre a Bra veniva eletto Giuseppe Farinetti ed altri esponenti del Partito dei Contadini venivano eletti a Bossolasco, Giovanni Battista Pesce, ed a Sommariva Bosco, Giuseppe Giansana.
Prunotto, forte di questo successo, si presentava candidato con una propria lista anche alle elezioni comunali di Alba del 31 ottobre 1920, ove però il Partito Popolare, guidato da Teodoro Bubbio e Giovanni Vico, votandosi con il Sistema Maggioritario, conquistava 24 dei 30 seggi; dei 6 seggi disponibili per le opposizioni, il Partito dei Contadini ne conquistava 4, con Prunotto, eletto con 733 voti, Angelo Gozzellino, Felice Cagnasso e Luigi Bobino; i restanti 2 seggi venivano conquistati dai Socialisti Riccardo Roberto, che poco dopo aderirà al Partito Comunista nel Congresso di Livorno, ed Annibale Astesiano, farmacista.
Nel 1922, avvenuta l'occupazione del Palazzo Comunale di Alba da parte dei fascisti, troviamo Prunotto alla riunione del Consiglio comunale svoltasi nella casa del Sindaco Giovanni Vico ed aderire con tutto il suo gruppo, all'ordine del giorno presentato dal Partito Popolare contrario allo scioglimento del Consiglio comunale, sostenuto in questo anche da Roberto ed Astesiano.
All'epoca Urbano Prunotto era già deputato, avendo partecipato alle elezioni politiche del 1921, era stato eletto come unico rappresentante del suo partito.
In Consiglio provinciale uno dei principali interventi di Urbano Prunotto fu quello per la difesa delle acque del Tanaro che si intendeva dirottare in gran parte in Liguria per la costruzione di una centrale idroelettrica.
Il Partito dei Contadini si radicava, con l'adesione dei fratelli Giacomo ed Alessandro Scotti, nell'astigiano e nell'alessandrino, intensificava la sua attività e si dava un'organizzazione partitica completa e strutturata in tutto il Piemonte; nel 1921 aveva costituito anche un proprio organo di stampa La voce del contadino, che si definiva Organo quindicinale dei piccoli e medi produttori rurali, riportando il simbolo del partito che vedeva racchiusi in un triangolo la spiga, la vanga ed i grappoli d'uva.
Il programma del Partito, stampato ad Alba nel 1921, era un programma popolare, soprattutto per l'ispirazione cristiana e la problematica riferita a concrete esigenze del mondo rurale o di decentramento dello Stato, assumendo in seguito una patina socialista definendosi laico, pacifista ed antiborghese o, meglio ancora, anticapitalista, avendo sin dall'inizio quei connotati che lo porteranno più tardi ad essere apertamente antifascista; il programma affermava inoltre: la borghesia agraria non potrà mai recare salute alla classe dei contadini per l'insanabile antitesi degli interessi, vedendo essa in ogni concessione fatta ai lavoratori un gravame per se stessa.
Il Partito dei Contadini si ripresentò alle elezioni del 1924, le ultime elezioni democratiche, il Fascismo, ormai al potere, sancirà dall'anno successivo il principio totalitario della lista unica. Il Partito dei contadini ottenne 4 seggi: 3 nel Collegio di CN-AT-AL, 1 nel Collegio di Torino. Urbano Prunotto venne nuovamente eletto con una importante affermazione, assieme a Giacomo Scotti, ex deputato del Partito Popolare, ed Insabato, mentre Romanini veniva eletto a Torino; l'elezione di Urbano Prunotto, determinata da un sostanziale spostamento di voti dal Partito Popolare al Partito dei Contadini, causò la non conferma di Teodoro Bubbio al Parlamento, ove era stato eletto nel 1921.
Dopo il delitto Matteotti, il Partito dei Contadini doveva scegliere se aderire al fascismo o diventarne oppositore: Insabato si ritirò dalla vita politica sostenendo la sua posizione né con il Fascismo, né con l'opposizione, Romanini uscì dal Partito ed aderì al Fascismo, Prunotto e Scotti si unirono agli Aventiniani, dichiarando apertamente il loro antifascismo e fu soprattutto Giacomo Scotti a pagare le conseguenze più gravi della sua scelta.
Il Partito dei Contadini era ormai disciolto, il mondo rurale si era ritrovato pienamente schierato con il Fascismo. Il 24 dicembre del 1923, il ministro De Bono inviò a tutte le prefetture una circolare, in cui si richiedeva: inviare Ministero indicazioni dettagliate circa attività, sezioni costituite et maggiori esponenti con relazione generalità cosiddetto Partito dei Contadini, sorto apparentemente con caratteri apoliticità ma in sostanza avverso all'idea fascista ed al Governo nazionale. Raccomando vigilare movimento, ostacolarlo, in ogni caso dominarlo. Le risposte pervenute al Ministero erano nella stragrande maggioranza negative ma, nonostante questo, il Fascismo si rese conto che questo piccolo partito continuava a fare proseliti ed a contare veramente e venivano indicate come zone da tenere particolarmente sotto controllo, l'astigiano-albese, la Valtellina, certe zone liguri ed il canavese.
Urbano Prunotto meditava di ritirarsi dall'attività politica, Insabato e Rosmini pronunciarono in Parlamento un voto di illimitata fiducia nel Governo Fascista e Scotti proclamò la sua avversione; nel settembre del 1924 si riunisce ad Alba il Consiglio nazionale del Partito e lo scontro fra le due anime è violentissimo, al successivo Congresso nazionale di dicembre Insabato e Rosmini vengono espulsi e si forma una segreteria a tre, composta da Prunotto, Scotti e Giovine, sarà anche l'ultimo Congresso del Partito. Il 9 novembre del 1926 la Camera vota il ripristino della pena di morte, Prunotto si è ormai ritirato dalla vita politica attiva e Giacomo Scotti sarà uno dei 12 deputati contrari al provvedimento; al termine della seduta, nel corridoio di Montecitorio, Giacomo Scotti sarà selvaggiamente aggredito e gravemente picchiato dagli onorevoli Starace, Ceci ed altri, subì gravi conseguense e fu menomato per tutto il resto della vita.
Terminata la guerra, Urbano Prunotto fu chiamato a far parte della Consulta comunale in rappresentanza delle categorie contadine dal C.L.N. il 12 maggio 1945; riorganizzò nuovamente il Partito dei Contadini e si presentò capolista alle elezioni comunali del 24 marzo 1946, si votava ancora con il sistema maggioritario, la Democrazia Cristiana ottenne 3.568 voti e 24 seggi, il Fronte Democratico costituito da Socialisti e Comunisti ebbe 2.054 voti ed i restanti 6 seggi suddivisi fra tre socialisti ed un comunista; il Partito Contadini d'Italia ottenne 1.238 voti, ma per la legge maggioritaria, non ottenne alcun seggio.
Deluso da quel risultato, Prunotto lasciò la vita politica dopo aver affidato a dei giovani le sorti del Partito e morì ad Alba il 14 aprile 1948. Dopo la sua morte, il Partito dei Contadini si ricostituì nell'albese recuperando Francesco Farinetti e due nuovi esponenti, Giacomo Boeris e Costantino Carniccio; il Partito si ripresentò alle elezioni amministrative del 1951, assieme a Liberali ed Indipendenti e per i contadini vennero eletti Boeris, Carniccio e Farinetti, conquistando 3 dei 4 seggi riservati alla lista. Francesco Farinetti morì il 28 dicembre 1954 e gli successe in Consiglio Eustachio Negro. Il Partito dei Contadini continuava la sua espansione nell'albese e nel 1956 si ripresentava alle elezioni amministrative da solo, conquistando 3 seggi ed erano eletti Carniccio, Boeris ed Elvio Torchio, mentre Carniccio veniva pur eletto Consigliere provinciale nel collegio di Alba; anche nel 1960 il Partito dei Contadini si presentava alle elezioni amministrative del Comune di Alba, otteneva 2 seggi con Carniccio e Dario Torchio e Carniccio veniva ancora rieletto consigliere provinciale.
Il Partito dei Contadini aveva ormai svolto la sua funzione, la Democrazia Cristiana con l'organizzazione della Coltivatori Diretti di Paolo Bonomi si era diffusa capillarmente nel mondo contadino, all'interno si verificano diverse scissioni e si cercano nuovi alleati per sopravvivere. Il 23 febbraio del 1958, il professor Giacomo Boeris indisse a Torino, assieme al senatore Bosia, il primo Congresso della ruralità nel tentativo di riunificare tutte le varie componenti. Il tentativo sembrava riuscire: le varie componenti costituirono un unico direttivo per presentarsi alle elezioni politiche assieme al Movimento di Comunità di Adriano Olivetti ed il Partito sardo d'Azione, portando fra i candidati Costantino Carniccio, che non venne eletto.
La sconfitta elettorale determinò nuovi contrasti all'interno del Partito, un nuovo leader stava emergendo, il professor Giovanni Cerruti, che tentava di ricostruire il Partito dei Contadini e portarlo alle elezioni politiche del 1963, assieme al Partito Repubblicano; nella lista per la Camera dei Deputati della circoscrizione CN-AL-AT, i candidati erano Cerruti, Carniccio, Balestrino e Turello; Alessandro Scotti si era candidato con il Partito Monarchico: il risultato fu che nessuno di essi venne eletto e neanche il Partito Repubblicano poté avvantaggiarsi del voto dei contadini. La delusione fu grande: Carniccio lasciò il Partito ed aderì al Partito Social-democratico italiano, Cerruti continuò da solo la sua battaglia, trasformando il movimento contadinista in Partito Rurale democratico, pensando alla scadenza elettorale del 1968, confluendo definitivamente alle elezioni nel Partito Repubblicano, ponendo così fine alla vita del Partito dei Contadini d'Italia.

Bibliografia

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