VERDI Giuseppe

1813 - 1901 Musicista, Compositore italiano

Nato a Roncole Busseto in provincia di Parma nel 1813, Giuseppe Verdi, aiutato dal futuro suocero, compì studi musicali privati. Trasferitosi a Milano nel 1838 continuò l’opera di compositore. Nel 1842 il successo del Nabucco alla Scala si trasformò in un vero e proprio trionfo e il coro degli Ebrei in esilio “va pensiero sull’ali dorate” accese negli anni lo spirito patriottico e anti austriaco del Risorgimento italiano.
Moltissime le sue opere liriche famosissime: I Lombardi alla prima crociata (1843), Macbeth (1847), Rigoletto (1851), Il trovatore e La traviata (1853).
Per l’Operà di Parigi scrisse i Vespri Siciliani, poi ancora Simon Boccanegra (1857), Un ballo in maschera (1859). La forza del destino (1862), Don Carlos rappresentata all’Operà di Parigi nel 1867, l’Aida (Cairo 1871), Otello (1887) e Falstaff (1893).
E’ considerato il maggior compositore italiano e si avvalse per i testi di Arrigo Boito, eccezionale librettista italiano.
Verdi morì a Milano nel 1901.

Il coro del Nabucco di Giuseppe Verdi
Il simbolo per eccellenza del Risorgimento fu rappresentato dalla musica di Giuseppe Verdi ed in particolare dal coro del terzo atto Va pensiero sull'ali dorate dell’opera lirica Nabucco, su libretto di Temistocle Solera, rappresentato per la prima volta alla Scala di Milano nel 1842. L’opera è ispirata al personaggio di Nabucodonosor II, re di Babilonia, presentato come un persecutore del popolo ebraico. Regnò dal 605 al 567 a.C., figlio e successore di Nabopolassar, fondatore della dinastia neobabilonese. Sconfisse il faraone Nechao II nella battaglia di Karkemish e continuò la politica paterna di alleanza con i Medi assicurandosi così la pace sui confini orientali. A occidente combatté contro la Palestina cingendo d’assedio Gerusalemme per ben due volte, nel 598 e nel 586, quando la città fu definitivamente distrutta e i suoi abitanti deportati. Queste vittoriose imprese militari contro il popolo ebreo sono attestate nell’Antico Testamento, ma non trovano riscontro nelle iscrizioni del re che, al contrario, riferiscono solo delle sue opere di pace. In realtà il suo regno fu pacifico e prospero, il commercio fu assai potenziato e la città di Babilonia arricchita di splendide costruzioni. Agli occhi dei suoi contemporanei, Nabucodonosor fu re saggio e pacifico, costruttore di opere pubbliche e non già il persecutore degli ebrei.
L’opera diede a Verdi la celebrità ed il suo nome, nelle vicende del Risorgimento, assunse un significato quasi profetico e gridando «Viva Verdi» i patrioti intendevano «Viva Vittorio Emanuele Re d’Italia».
Il coro del terzo atto è il canto del popolo ebraico in esilio e diventa sinonimo del popolo italiano oppresso dagli Asburgo.

«Va, pensiero, sull'ali dorate;
va, ti posa sui clivi, sui colli,
ove olezzano tepide e molli
l'aure dolci del suolo natal!
Del Giordano le rive saluta,
di Sionne le torri atterrate...
Oh, mia patria sì bella e perduta!
Oh, membranza sì cara e fatal!
Arpa d'or dei fatidici vati,
perchè muta dal salice pendi?
Le memorie nel petto raccendi,
ci favella del tempo che fu!
O simile di Sòlima ai fati
traggi un suono di crudo lamento,
o t'ispiri il Signore un concento
che ne infonda al patire virtù!».

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